CORONAVIRUS E DINTORNI: COME IL VIRUS NON CI HA RESI MIGLIORI


Premetto subito, questo articolo con i viaggi ha poco a che fare. Però ho sentito il bisogno di esprimere il mio pensiero sui cambiamenti che il Covid ha portato nella società dopo il lockdown.

Abbiamo fatto tre mesi a dire e spergiurare che, con quello che stavamo passando per il Coronavirus, partendo dai morti, passando per la costrizione a stare in casa, proseguendo col lockdown per arginare il contagio e la conseguente chiusura dell’economia italiana ed arrivando quindi all’inevitabile crisi del sistema Italia e di molti cittadini, saremmo diventati tutti delle persone più buone, più sensibili, più altruiste e meno egoiste rispetto a prima.

Abbiamo detto che, uscendo da questa situazione, avremmo capito che siamo tutti interconnessi e che senza l’aiuto ed il lavoro delle altre persone, in tutti i campi (passando soprattutto dagli addetti dei supermercati a quelli delle pulizie), non potremmo vivere come facciamo, con il valore della libertà che si capisce quanto vale solo quando ce la tolgono.

Abbiamo detto che, per il bene comune, avremmo dovuto fare tutti dei sacrifici per uscire dalla situazione quanto prima e soprattutto per evitare di avere tanti ulteriori morti sulla coscienza.

Abbiamo detto che, alla fine di tutto, saremmo usciti più forti di prima e ci saremmo rialzati anche da questa crisi che, numeri alla mano, è sicuramente la peggiore dal dopoguerra sia in termini di vite umane (per quanto l’incidenza sul totale dei positivi sia bassa) che in tema economico. L’aggravante di tutto questo è che la crisi ed il virus sono globali e, se le guerre sono delimitate in certi paesi o zone della terra, in questo caso tutto il mondo è coinvolto. Ed in questo caso davvero, chi più chi meno, siamo tutti sulla stessa barca.

L’interconnessione e l’economia globale sono una realtà ormai da anni e sinceramente mi viene da ridere quando sento dire “ prima l’Italia e prima gli italiani! ”. Certo, ovvio che il bene di tutti noi cittadini italiani viene prima ma negare che siamo arrivati ad un punto di non ritorno e che la crisi di Cina, Giappone o Stati Uniti non tocchi anche noi è semplicemente ridicolo. Vuol dire negare una cosa che di fatto esiste. Da soli non siamo autosufficienti in nulla. Basti pensare al gas che importiamo da tutti i paesi dell’est europa e dal medio oriente, al petrolio che non abbiamo, ai grandi gruppi stranieri che (volente o nolente) danno lavoro a centinaia di migliaia di italiani (Nike, Zara, Adidas, Mercedes, Emirates, Easyjet… e potrei continuare per pagine e pagine). Per rimanere ancor più legati al nazional-popolare aggiungerei anche il calcio (l’Inter è cinese e prima era indonesiana, la Roma è stata ed è tuttora americana). Ormai da questo non si può tornare indietro.

Vogliamo tanto bene all’Italia ma appena si aprono le frontiere europee subito torniamo alle vecchie abitudini e scappiamo in Grecia, Spagna, Portogallo per fare le nostre ferie. E chi va sono soprattutto quelli che hanno predicato miseria e disgrazie e che magari hanno anche inveito contro la stessa europa: quelli che i soldi, nonostante la crisi li hanno. La classe borghese medio alta. Quelli che dicono che il governo ha sbagliato tutto e continua a sbagliare, che non pensano ai nostri imprenditori ed alla nostra economia, che l’europa è mangiasoldi e dovremmo tonare alla lira. Ma intanto loro vanno in giro su macchine costose come prima e danno i soldi agli altri stati europei per fare le ferie esattamente come prima. Predicare bene. Razzolare male.
Cosa dovrebbero dire quelle centinaia di migliaia di persone che vivono grazie ad uno stipendio di neanche 1000 euro e magari ne pagano 500 o 600 di affitto e che ora non hanno più neanche quel lavoro? Ma invece no. Invece (e qui arrivo al punto) siamo diventati peggio di come eravamo a gennaio. In tutto.

La gente ha molto meno rispetto di prima per il tempo ed il lavoro delle altre persone. Tutti sono diventati tuttologi e capiscono tutto di politica, tasse, economia, di come si sconfigge un virus, di come si fanno e si portano le mascherine e di come si deve fare questa o quell’altra cosa. Tutti tramite social si sentono in dovere di dire tutto ed il contrario di tutto su temi che neanche gli sono mai passati per l’anticamera del cervello e pensano di sapere la verità assoluta. Sono gli stessi che per esprimere un concetto sbagliano spesso a scrivere, dimenticando vocali o consonanti o dimenticando l”H” davanti al verbo avere. Allora mi chiedo: quando penseremo a fare un passo indietro ed a fidarci del lavoro e delle competenze degli altri? Quando avremo la pazienza di aspettare il nostro turno in banca, in posta, al comune, nei negozi e ovunque ci siano dei servizi che ci devono erogare e che NON POSSIAMO FARE DA SOLI?

Quando impareremo ad indossare correttamente la mascherina perché ” eh ma non respiro “. La risposta che Benedetta deve continuamente dare è: ” con il coronavirus non respirerà proprio “.

Oppure: perché ci lamentiamo se tante cose invece potremmo farle da soli telematicamente ma non le vogliamo fare perché “non ci fidiamo della tecnologia” e poi però ci lamentiamo dell’attesa quando gli altri le devono fare per noi? Perché siamo diventati così scontrosi in tutto e strafottenti, pensando di poter fare sempre quello che ci pare ovunque? Perché non proviamo ad informarci un minimo prima di parlare? Perché?

E quindi poi non stupiamoci se i nostri giovani ed i nostri figli se ne sbattono altamente le palle (scusate l’eufemismo) e vanno in giro senza mascherina e distanziamento a divertirsi al mare o in discoteca perché tanto loro sono “immuni” dal virus. Questa è l’arroganza e l’egoismo che i genitori e la società ha insegnato loro. E’ sempre tutto possibile e non si è mai puniti, quindi tutto mi è permesso. Così funziona oggi, ahimè.

Non stupiamoci perciò se i nostri stessi figli ci portano il virus in casa sbattendosene altamente dei nonni e dei genitori e magari da asintomatici li contagiano e creano dei morti in famiglia. L’abbiamo voluto noi con la nostra educazione e la nostra idea di società in cui tutto è possibile per tutti e non c’è rispetto per nessuno. La società del tutto e subito. La società che strilla perché tutto va male ma nessuno propone idee per migliorarsi. L’importante è criticare sempre e comunque. Odio a go-go. Fatti zero.

Benvenuti quindi nell’era post-covid dove “andrà tutto bene” e “sarà un mondo migliore e più unito”. Se queste sono le premesse non potrà che andare peggio.

La realtà è che in questa crisi non sono servite neanche immagini forti come il Papa che prega in solitudine in piazza San Pietro sotto la pioggia e neanche i convogli militari che portano via i morti da Bergamo. Sembra che tutto sia stato solo un brutto sogno…dal quale però ci siamo svegliati con la luna storta.