Lo sport che unisce il mondo

Lo sport che unisce il mondo

Lo so…questo articolo non c’entra nulla coi viaggi. Però ha a che fare con la globalizzazione, con la politica mondiale, con lo scambio culturale tra le nazioni, con l’unione sotto un unico segno..quello dello sport. E non importa quale sia, l’importante è che ci si riunisca, si gareggi, si perda e si vinca, ma sempre sotto il suo influsso positivo.

Scrivo questo articolo perché stavo riflettendo, aprendo le prime pagine dei giornali in questi giorni, sul come, in un periodo politico così particolare sia a livello italiano sia a livello mondiale, alla fine chi prende le decisioni per le manifestazioni sportive internazionali, sia molto più lungimirante dei politici tradizionali.

I titoli di apertura dei giornali hanno parlato, e stanno parlando, della decisione della Fifa di dare in organizzazione i mondiali di calcio del 2026 al nord America. No…attenzione…non agli USA, ma a tutto il nord America: Canada, Stati Uniti e Messico.

In questi anni nei quali Trump (presidente degli Stati Uniti) prima sponsorizza la costruzione di un muro alto svariati metri e lungo migliaia di chilometri al confine col Messico (facendone tra l’altro uno dei suoi cavalli di battaglia in campagna elettorale) poi, non meno di qualche giorno fa, al G7 mondiale in Canada, straccia unilateralmente in faccia proprio al Canada, un accordo che era stato appena sottoscritto da tutti gli Stati membri, arrivando allo scontro frontale col premier canadese Trudeau…ecco arrivare lo sport in soccorso dei dissidi mondiali (e nordamericani in particolare), per cercare di riappacificare i toni, le intenzioni e mettere a discutere ed a collaborare proprio questi paesi.

A mio parere mai decisione fu più politica di questa, crisi Usa-Messico e crisi Usa-Canada…e allora sapete cosa vi dico…ora vi mettete insieme per organizzare i mondiali del 2026 e la piantate di litigare. E questa non è una mossa politica? Questa è una grande arma di dissuasione di massa. Lo sport che si erge ad elemento conciliatore dei conflitti. A me sembra una grande cosa.

E prima di arrivare a questa decisione avevamo assistito a febbraio al riavvicinamento delle due Coree durante le olimpiadi invernali a Pyongchang, in Corea del Sud. L’invito del presidente della Corea del Sud al presidente di quella del nord ad un incontro al confine e poi alla partecipazione congiunta sotto un’unica bandiera ai giochi, è stato propedeutico a distendere il clima di guerra nucleare che si respirava a livello mondiale.

Fino ad arrivare ad oggi, quando proprio in questi giorni (dopo il G7) Trump e Kim (Corea del Nord) si sono trovati a Singapore per un accordo di pace storico che comprende anche la denuclearizzazione della penisola coreana, scongiurando i venti di guerra che spiravano da 1 anno.

E la storia è piena di questi episodi sportivi che hanno aiutato il riavvicinamento tra popoli e nazioni in conflitto in periodi storici particolari di tensione, sia locale, che mondiale.
Le olimpiadi, i mondiali, gli internazionali, non importa di quale sport, sono lo strumento distensivo e pacificatore più forte che possa esistere fra i popoli. E per una volta possiamo anche fare finta di niente se dietro a questi eventi ci siano anche molti interessi economici che contribuiscono alla collaborazione “forzata” fra gli stati;  a me piace pensare che bastano i valori sportivi ad aiutare il mondo a provare a vivere più in pace.

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